Tocofobia

Il parto può essere un momento molto complesso per una donna. Da cosa significa partorire, al momento stesso in sala parto con molte figure attorno alla persona.
Alcune donne vivono il parto come un momento normale di una gravidanza e non sviluppano eccessive preoccupazioni, che possono essere normali e non patologiche.
Alcune invece vivono un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a dolore e cambiamenti del corpo.
Soprattutto il dolore può diventare un ricordo spiacevole quando, per vari motivi, la struttura dove si partorisce non offre supporti (es. epidurale) per partorire in serenità.
Il parto è assolutamente un esperienza individuale e soggettiva.

Tocofobia

Il parto può essere un momento molto complesso per una donna. Da cosa significa partorire, al momento stesso in sala parto con molte figure attorno alla persona.
Alcune donne vivono il parto come un momento normale di una gravidanza e non sviluppano eccessive preoccupazioni, che possono essere normali e non patologiche.
Alcune invece vivono un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a dolore e cambiamenti del corpo.
Soprattutto il dolore può diventare un ricordo spiacevole quando, per vari motivi, la struttura dove si partorisce non offre supporti (es. epidurale) per partorire in serenità.
Il parto è assolutamente un esperienza individuale e soggettiva.

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Quando si sviluppa un’ansia e paura intensa rispetto all’idea di partorire e delle possibili conseguenze, si parla di tocofobia.
La definizione più usata di tocofobia è: Intenso stato di ansia che conduce alcune donne a una grande paura e, di conseguenza, all’evitamento del parto e della gravidanza, nonostante possano anche desiderare un figlio.
Questa paura si sviluppa progressivamente durante la gravidanza, anche se in alcuni casi è già presente anche prima del concepimento. Sono descritti appunto casi di donne che rinunciano alla gravidanza per questa paura.
È un quadro clinico spesso sottovalutato, che non ha un riconoscimento ufficiale di disturbo.
La prevalenza non è così ben chiara, studi condotti nei paesi occidentali hanno mostrato la medesima prevalenza tra donne primipare e donne che hanno già avuto figli: da 7,5% a 15,6%. Una stima più cauta valuta la prevalenza di una moderata paura del parto attorno al 10% e di quella tocofobica attorno al 2,5%

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Alcune delle domande più frequenti

Viene classificata in tre tipologie:

  • Tocofobia primaria: riguarda le donne che non hanno mai partorito, può avere inizio in adolescenza o nella giovane età adulta;
  • Tocofobia secondaria: dopo la nascita, come conseguenza di una parto traumatico, ma anche dopo un parto normale da un punto di vista ostetrico, ma vissuto come traumatico oppure dopo aborti o nascite di bimbi morti;
  • Tocofobia come sintomo di una depressione in gravidanza: Non è così comune, in questo caso la paura è in netto contrasto con le credenze precedenti l’esordio della depressione. Si caratterizza per convinzioni intrusive di non essere in grado di partorire o dal terrore di poter morire.

Tra le conseguenze che si possono esserci:

  • Evitamento dei controlli di routine medici – ginecologici
  • Impiego di molti metodi contraccettivi
  • Interruzione volontaria della gravidanza, evitamento della gravidanza o della maternità biologica
  • Procedure ginecologiche irreversibili (es. legatura tube)
  • Aumento delle richieste di parto cesareo su richiesta materna, senza che vi siano ragioni mediche
  • Disturbi post traumatici e altri disturbi psichiatrici
  • Rischio di ritardo nel bonding tra mamma e bambino
  • Disturbi della relazione o pensieri negativi verso il bambino

È fondamentale un’ identificazione precoce.
Questa risulta cruciale per permettere l’accesso al trattamento appropriato, eventualmente sia da prima del concepimento, ma soprattutto durante la gravidanza per accompagnare la donna a vivere in modo più sereno tutto il periodo gestazionale.

La valutazione deve essere fatta da persone preparate per comprendere da cosa origina questa condizione e per poter accompagnare, in un percorso integrato con il ginecologo della paziente, per la valutazione delle diverse opzioni.

Tra gli aspetti da tenere in considerazione:

  • Esperienze negative (mediche ma non solo)
  • Esperienze in cui la donna ha assistito a parti traumatici altrui (familiari, amici o per ragioni lavorative);
  • Disturbi di ansia o depressivi preesistenti;
  • Storia di abuso sessuale o violenza;
  • Storia di problematiche sessuali;
  • Aborti, morte fetale etc.
  • Sintomi post traumatici

Come viene trattato?

Lo scopo fondamentale di un intervento terapeutico deve essere sempre quello di aumentare il benessere materno e ridurre gli stati ansiosi. Così come evitare assolutamente il rischio di parti traumatici e di prevenire ricadute ansiose/depressive nel post partum.

Percorsi di supporto, dalla psicoterapia alla psicoeducazione, possono aiutare la donna ad affrontare tematiche precise che causano paure e ansia.
Così come eventualmente una valutazione, in collaborazione con altre figure mediche con il ginecologo, per arrivare ad un cesareo nel caso in cui la sintomatologia sia tale da controindicare un parto naturale.

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Come viene trattato?

Lo scopo fondamentale di un intervento terapeutico deve essere sempre quello di aumentare il benessere materno e ridurre gli stati ansiosi. Così come evitare assolutamente il rischio di parti traumatici e di prevenire ricadute ansiose/depressive nel post partum.

Percorsi di supporto, dalla psicoterapia alla psicoeducazione, possono aiutare la donna ad affrontare tematiche precise che causano paure e ansia.
Così come eventualmente una valutazione, in collaborazione con altre figure mediche con il ginecologo, per arrivare ad un cesareo nel caso in cui la sintomatologia sia tale da controindicare un parto naturale.

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Alcune testimonianze dei miei pazienti

  • Non penso di poter ricordare nella mia vita un momento così brutto. È iniziato tutto improvvisamente. Era un periodo stressante, ma quella sera a casa, mi stavo rilassando. Ero più tranquillo. Poi improvvisamente una sensazione di malessere fisico, sentivo che qualcosa non andava. Non riuscivo a descriverlo. Nel giro di pochi minuti, mi sembrava di essere un puglie che viene preso a pugni da qualcuno che non si vede. Mi mancava l’aria, tremavo come una foglia. Sentivo il cuore in gola e sudavo freddo. In quei momenti mi sono detto: ecco ora sto per morire, giovane, da solo a casa. Ero bloccato, non riuscivo a ragionare. Non sapevo cosa fare. Dopo venti minuti, che sembravano mille ore, mi sono a poco a poco calmato anche se mi sentivo come se un treno mi fosse passato addosso!

    Luigi, 35 anni, impiegato
  • Ormai mi sentivo come in un prigione! Non mi sentivo bene fisicamente, qualunque cosa mi preoccupava e mi stressava. L’idea fissa era come evitare di stare nuovamente male come quella volta. Questa apprensione mi consumava talmente tanto, che non avevo più energie, attenzione e tutto quello che facevo o tentavo di fare, lo facevo male e senza risultati. Non mi riconoscevo più. Avevo una paura di aver paura gigantesca che mi bloccava dal vivere!

    Paola, 23 anni, studentessa

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